Rischio caldo ai Mondiali:
Gli hydration break sono adeguati?

Rischio caldo ai Mondiali: gli hydration break sono sufficienti?

Ai Mondiali FIFA 2026 il caldo è diventato uno dei temi più discussi del torneo, non solo per le temperature elevate registrate in diverse città ospitanti, ma anche per la scelta di introdurre pause di idratazione obbligatorie in tutte le partite. Una misura nata con l’obiettivo dichiarato di tutelare il benessere dei giocatori, ma che ha sollevato un interrogativo tecnico importante: è sufficiente stabilire pause uguali per tutte le partite, oppure le decisioni dovrebbero basarsi su misurazioni ambientali reali, come il WBGT, effettuate direttamente sul campo?
La domanda non riguarda solo il calcio, riguarda lo sport professionistico, gli eventi outdoor, la gestione della sicurezza in condizioni climatiche estreme e, più in generale, la capacità di prendere decisioni sulla base di dati oggettivi.

Cosa prevede la FIFA? E cosa raccomanda FIFPRO?

Nel quadro FIFA (Federazione Internazionale di Calcio) lo stress caldo viene riconosciuto come rischio medico e il WBGT è indicato come indice di riferimento per valutare il rischio ambientale. Il protocollo FIFA prevede che, quando il WBGT raggiunge o supera 32 °C, si debbano prevedere cooling break obbligatori oppure valutare il rinvio/sospensione della gara.
Il WBGT è preso come discriminante anche da FIFPRO (Federazione Internazionale dei Calciatori Professionisti), che nelle sue raccomandazioni propone soglie più cautelative per la sicurezza degli atleti, con cooling break a partire da 26°C WBGT e valutazione di rinvio o sospensione partita da 28°C WBGT.

Il punto critico è che questa soglia non funziona sempre come automatismo rigido nelle Laws of the Game: nei regolamenti di competizione, come per la FIFA World Cup 2026, la decisione resta legata all’arbitro e ai protocolli medici FIFA, con valutazione match-by-match e queste pause non sono direttamente attivate da misurazioni WBGT real-time effettuate in campo, né da soglie microclimatiche specifiche rilevate nelle condizioni effettive della partita.

Questo significa che la gestione del rischio resta legata più a una misura generale di prevenzione che a un sistema oggettivo basato sui dati ambientali reali. Ed è proprio questo aspetto ad aver generato polemiche: in diverse situazioni, infatti, le condizioni di gioco avrebbero potuto richiedere misure più incisive se valutate attraverso soglie WBGT più conservative e vincolanti.

WBGT: l’indice di riferimento per valutare lo stress termico

Il WBGT, Wet Bulb Globe Temperature, è l’indice utilizzato per valutare lo stress termico secondo la norma ISO 7243:2017 considerando tre grandezze fondamentali: temperatura di bulbo umido naturale (Tnw), temperatura del globo nero (Tg) e temperatura dell’aria (Ta).
Nel calcio, il WBGT è particolarmente utile perché restituisce una lettura più vicina alle condizioni reali vissute dall’atleta, piuttosto che descrivere solamente la condizione della temperatura dell’aria.

Caldo in campo: perché il WBGT è meglio della sola temperatura dell’aria?

Valutare il rischio del caldo guardando solo la temperatura dell’aria è riduttivo, perché in campo entrano in gioco anche altre variabili fondamentali: radiazione solare diretta, calore riflesso dal terreno, umidità e reale ventilazione presente nello stadio, fattori che possono rendere molto diverse due partite disputate alla stessa temperatura. Per questo il WBGT è l’indice più rappresentativo, riconosciuto dalla FIFA e da FIFPRO come riferimento per la definizione dello stress caldo a cui sono sottoposti gli atleti.

Bisogna inoltre tenere in considerazione che, negli stadi il microclima può variare molto da una zona all’altra, quindi il WBGT deve essere rilevato con strumenti adeguati, posizionati correttamente e nei punti più critici del campo. La misura, inoltre, va interpretata in base all’abbigliamento e al carico metabolico dell’attività: in uno sport intenso e prolungato come il calcio, il dato ambientale diventa davvero utile solo quando viene confrontato con soglie coerenti con lo sforzo, trasformandosi in un supporto concreto per decisioni più oggettive sulla sicurezza degli atleti.

Altri sport stanno già adottando approcci più strutturati

Il calcio non è l’unica disciplina chiamata ad affrontare il problema. In diversi sport outdoor, come tennis, endurance, rugby, football americano, equitazione e motorsport, sono stati introdotti protocolli che utilizzano il WBGT o altri indici termici per definire livelli di rischio, pause, modifiche alle gare o sospensioni.
In alcuni casi, questi approcci risultano anche più stringenti rispetto a quelli adottati nel calcio, perché collegano le decisioni operative a soglie più chiare e a misurazioni più oggettive.
Questo conferma una direzione ormai evidente: la gestione del caldo nello sport deve passare da valutazioni generiche a sistemi basati su dati ambientali affidabili, misurati direttamente nel contesto in cui si svolge l’attività.

Le soluzioni LSI LASTEM per il monitoraggio WBGT

LSI LASTEM sviluppa soluzioni per il monitoraggio dello stress termico in ambienti esterni e interni, con sistemi portatili o fissi in grado di misurare parametri come temperatura dell’aria, umidità relativa, temperatura radiante e temperatura umida, calcolando indici di stress da calore tra cui il WBGT secondo lo standard ISO 7243. I dati possono essere trasmessi in tempo reale, visualizzati da remoto e utilizzati per generare allarmi tramite SMS, e-mail o uscite elettriche.

Conclusione

I Mondiali FIFA 2026 stanno rendendo evidente un tema destinato a diventare sempre più centrale: il caldo non può essere gestito solo attraverso pause standard o valutazioni generiche.

Water break e cooling break sono misure importanti, ma essendo applicate attualmente in maniera discrezionale non sono sufficienti e potrebbero sottostimare la reale gravità della situazione di stress termico presente in campo. È necessario introdurre misurazioni oggettive, real-time e rappresentative delle condizioni effettive vissute in campo.

Per questo il WBGT è fondamentale: consente di andare oltre la temperatura dell’aria e di valutare lo stress termico in modo più completo, affidabile e utile per la sicurezza degli atleti.

Visita la landing page dove puoi scaricare lo studio completo: “WBGT e sicurezza nello sport: stato dell’arte, standard e strategie per monitorare il rischio da caldo”

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FAQ: Frequently Asked Questions

Il protocollo FIFA prevede che, quando il WBGT raggiunge o supera 32 °C, si debbano prevedere cooling break obbligatori oppure valutare il rinvio/sospensione della gara.

FIFPRO propone un approccio più conservativo, con cooling break a partire da 26°C WBGT e valutazione del rinvio o della sospensione della partita da 28°C WBGT.

Sì. Diversi sport outdoor utilizzano il WBGT o altri indici termici per gestire il rischio da caldo, definendo soglie operative, pause, modifiche agli orari, rinvii o sospensioni. In alcuni casi, questi protocolli sono più strutturati rispetto a quelli adottati nel calcio.

Ad esempio tennis, endurance, rugby, football americano, equitazione e motorsport.

Perché il microclima può variare molto all’interno dello stesso stadio. Sole, ombra, ventilazione, superfici e posizione sul terreno di gioco possono modificare l’esposizione reale degli atleti. Una misura real-time aiuta a prendere decisioni più oggettive e rappresentative.

No. Il WBGT non sostituisce le decisioni tecniche, sanitarie o organizzative, ma fornisce una base oggettiva per valutarle meglio. Il dato microclimatico aiuta a capire quando può essere necessario introdurre pause, modificare gli orari o sospendere l’attività.

Il monitoraggio WBGT può essere utilizzato in stadi, impianti sportivi, eventi outdoor, cantieri, aree industriali, spazi urbani e in tutti i contesti in cui persone o lavoratori sono esposti a caldo intenso, umidità, radiazione solare o scarsa ventilazione.

Perché la qualità del dato dipende dalla qualità della misura. Sensori non adeguati, mal posizionati o non rappresentativi dell’esposizione reale possono portare a valutazioni imprecise e quindi a decisioni meno efficaci nella gestione del rischio.



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